96) Lc 21, 29-37 – 19/10/2022
- Il testo
29E disse una parabola a loro: «Vedete il fico e tutti gli alberi. 30Quando già germogliano, guardando da loro conoscete che già è vicina l’estate. 31Così, anche voi quando vedete queste cose accadere, sapete che è vicino il Regno di Dio. 32In verità vi dico che nemmeno questa generazione sarà passata fino a che tutto sia avvenuto. 33Il cielo e la terra passeranno, le mie parole giammai passeranno.
34Fate attenzione a voi stessi, che non siano appesantiti i vostri cuori in ebrezze e ubriachezza e preoccupazioni della vita e quel giorno non vi piombi addosso improvviso 35come laccio si abbatterà infatti su tutti coloro che siedono sulla faccia della terra. 35Vigilate in ogni tempo, pregando di avere la forza di fuggire tutte queste cose che stanno per accadere e stare davanti al Figlio dell’uomo».
37Era i giorni nel tempio a insegnare, le notti, uscito, dimorava presso l’orto chiamato degli ulivi. 38E tutto il popolo andava al sorgere [del sole] da lui nel tempio ad ascoltarlo.
- Il messaggio
L’argomento del discorso di Gesù non afferisce più agli eventi che caratterizzano la fine dei tempi e all’arrivo del Figlio dell’Uomo, ma riguarda l’atteggiamento personale richiesto per essere capaci di vedere. 29E disse una parabola a loro: «Vedete il fico e tutti gli alberi. 30Quando già germogliano, guardando da loro conoscete che già è vicina l’estate. 31Così, anche voi quando vedete queste cose accadere, sapete che è vicino il Regno di Dio. Vedere i germogli significa guardare con attenzione, guardare una realtà che è in nuce, presente ma non completamente. Questa è la condizione dei segni che bisogna saper guardare.
La parabola introduce una difficoltà: c’è la possibilità di non guardare i segni, di non essere in grado di guardare i segni. Il primo elemento del discorso di Gesù è la certezza che la parola di Gesù non passa. 32In verità vi dico che nemmeno questa generazione sarà passata fino a che tutto sia avvenuto. 33Il cielo e la terra passeranno, le mie parole giammai passeranno. Il Figlio dell’Uomo viene con la stessa parola con la quale preannuncia la fine dei Tempi. Questa parola non cambia, tutto il resto sì, e questo è determinante. Tale Parola è rivolta non soltanto a quegli uomini; se la Parola è eterna, essa è rivolta adesso a questa generazione, oltre che a quella passata. La Parola è presente ed eterna, è rivolta a ciascuno di noi.
34Fate attenzione a voi stessi, che non siano appesantiti i vostri cuori in ebrezze e ubriachezza e preoccupazioni della vita e quel giorno non vi piombi addosso improvviso Ubriacarsi può significare prendere fino all’eccesso qualcosa che alla fine ci fa male; oppure dare un valore superiore alla cosa che noi assumiamo. Ubriacarsi è un desiderio smodato di qualcosa. Ancora, essere appesantiti dalle preoccupazioni si riferisce a quelle occupazioni che diventano pre-occupazioni assumendo un valore superiore alla loro dignità, divenendo spropositate. Nel primo e nel secondo caso ad avere un valore eccessivo è l’“io”, non si riesce a respirare e si resta schiacciati.
La conseguenza è semplice. Se diamo un valore e sproporzione grande alle cose terrene, non possiamo dare un valore eterno alla Parola di Dio. E se la Parola di Dio non avrà per noi un valore grande, le altre cose proporzionalmente prenderanno il Suo posto. Ma se Dio non sta al primo posto, allora al primo posto ci sono altre cose. La preoccupazione consiste proprio nel mettere al posto che le è improprio una realtà, e questo crea uno squilibrio.
Le due cose sono in relazione. Se non riusciamo a mettere al primo posto la Parola, inevitabilmente al primo posto metteremo qualche altra cosa. Il primo posto a Dio è la condizione perchè l’uomo stia in equilibrio. Tutte le volte in cui perdiamo l’equilibrio è perché al primo posto c’era qualcosa di diverso rispetto a Dio.
In quel caso ci addormentiamo, perché quella realtà che abbiamo messo al primo posto ci ha resi schiavi, e quindi ci ha chiuso gli occhi, mentre Dio ci libera e ci dà la possibilità di guardare, di tenere gli occhi aperti.
Abbiamo la forza di comparire dinanzi al Figlio dell’Uomo? Abbiamo la forza di mettere al primo posto la Parola? Le realtà materiali prendono spesso e volentieri il sopravvento, siamo deboli e ci ritroviamo a rincorrere le realtà che la vita ci propone. L’unica soluzione è la preghiera: dona la forza di sfuggire alle cose che stanno per accadere. 35Vigilate in ogni tempo, pregando di avere la forza di fuggire tutte queste cose che stanno per accadere e stare davanti al Figlio dell’uomo. Come laccio si abbatterà infatti su tutti coloro che siedono sulla faccia della terra. Sarà forse come i tempi di Noè, arrivò il diluvio e perirono tutti, non se ne accorsero perchè facevano cose normali della vita, cose che però costituivano tutto l’orizzonte di costoro, così che i segni che Noè era riuscito a cogliere non erano stati capiti e colti dagli altri.
Nel brano è dunque presente una concatenazione di capacità di vedere; capacità di mettere al primo posto Dio e quindi tutto il resto; preghiera che serve a fortificare questa intenzione che sempre ci sfugge.
Che speranza abbiamo di guardare i segni nei Tempi, se Dio sta in un angolino nell’ultima parte della giornata?
Tutto questo ha a che fare con la nostra capacità di guardare, ma anche soprattutto con la nostra capacità di preghiera, che è il momento nel quale mettiamo da parte tutto e ci mettiamo in ascolto e in dialogo con Dio, è il momento privilegiato per vivere la presenza del Regno, perché altrimenti questa presenza del Regno viene bistrattata.
37Era i giorni nel tempio a insegnare, le notti, uscito, dimorava presso l’orto chiamato degli ulivi. 38E tutto il popolo andava al sorgere [del sole] da lui nel tempio ad ascoltarlo. Il sorgere del sole indica il primo momento della mattina, e quindi che il primo pensiero della giornata era andare ad ascoltare la Parola di Gesù.
Possiamo chiederci quale sia nostro primo pensiero della giornata.
- Alcune domande per riflettere
- [La mia fede] La profezia di Gesù indica al credente che quei segni catastrofici portano in sé, però, l’annuncio del Regno. Quanto sono capace di vedere nelle realtà più dolorose l’avvicinarsi del Regno di Dio? Quanto credito hanno le parole di Gesù nella mia vita e quanto sono punto di riferimento invariante di tutte le altre cose che invece cambiano?
- [Gli altri] Ascoltare la parola è una capacità che va di pari passo con la libertà del cuore. Questo è molto sensibile a divertimenti e preoccupazioni, che sono movimenti verso qualcosa di simile: sopravvalutano il valore delle cose. In entrambi i casi si lasciano cioè legare il cuore. La vigilanza è invece la capacità di mantenere il cuore libero. Quanto vedo questa libertà da come un vantaggio e quanto la temo?
- [La prassi] L’evangelista Luca ci racconta che per ascoltare Gesù il popolo di Gerusalemme sia alzava e si recava da lui al sorgere del sole. Quanto il primo pensiero mattutino è il Signore e l’ascolto della sua parola?